Crisi dei 40 anni: esiste, ma la felicità è dietro l’angolo

 

Tutti quanti ne hanno sentito parlare. La famosa crisi dei 40 anni, che come una malattia di cui non si è ancora scoperto un vaccino, potrebbe colpire chiunque, anche chi all’apparenza ne sembra immune. Secondo le statistiche né è colpito almeno il 26% delle persone, cioè una persona su quattro. In genere rappresenta una fase in cui si tirano le somme, si guarda a quello che si è fatto nella propria vita: gli obiettivi raggiunti, i sogni che si sono realizzati o meno, gli errori fatti, le opportunità mancate. Spesso è accompagnata da un senso di fallimento o dalla voglia di mettere tutto in discussione.

 

Perché si entra in crisi?

È normale che arrivati a un punto della nostra vita, quasi a metà strada, facciamo delle considerazioni sul nostro vissuto. Questo serve a farci capire a che punto siamo del nostro cammino e della nostra evoluzione personale. Più passa il tempo, più cresciamo, più la consapevolezza su noi stessi e la nostra visione del mondo si trasforma. In realtà prenderci un po’ di tempo per osservarci e ascoltarci è un esercizio che dovremo fare anche quanto tutto va bene. Quello che stiamo facendo è in linea con quello che siamo? C’è qualcosa che vorremo cambiare o che potremo migliorare? Cosa e come?

La crisi dei 40 anni non sempre è causata da eventi esterni, a volte parte da dentro, come espressione di una certa insoddisfazione rispetto alla propria vita. C’è chi pur avendo una casa, un lavoro, una famiglia o dei figli si sente spento e rassegnato, schiacciato da una quotidianità sempre uguale, chi invece a causa di una serie di situazioni esterne, come la perdita di lavoro (situazione molte comune ai giorni nostri) o un divorzio vede improvvisamente crollare i propri punti di riferimento. In entrambi i casi la domanda ricorrente è: “Cosa ne sarà del mio futuro”? Superati i 40 comincia a subentrare un senso di finitezza, ovvero di mancanza di tempo, che invece non si ha a quando si è più giovani.

 

Mai fare i paragoni

A vent’anni siamo portati a immaginare un futuro luminoso, tutto è possibile. A 40 la nostra vita ha già preso una forma, le scelte fondamentali sono state fatte, una direzione è stata presa: è quindi normale che subentri un po’ di paura. Ricominciare daccapo non è facile, soprattutto quando tutto va male. Un errore comune, che spesso si fa, è di confrontare la propria vita con quella degli altri. Le cose che rendono felici gli altri, o che sono socialmente riconosciute come tappa obbligata per poter dire di essere “sistemati”, non è detto che siano ugualmente valide per se stessi. Chi non si è ancora sposato, non ha avuto figli, non ha comprato una casa o non ha ottenuto un buon posto di lavoro, è normale che possa sentirsi triste o insicuro o avere la sensazione di non essere realizzato. Ma i percorsi di vita non sono uguali per tutti. Inoltre qualcosa che non abbiamo realizzato in passato, non è detto che non possa essere realizzata in seguito. Quello che è importante è non abituarsi a pensare in termini negativi, o pensare che ormai sia tardi.

Pensare in termini di errori, farsi assalire dal senso di colpa o dalla frustrazione non è la soluzione per superare la crisi. Gli errori fanno parte della nostra evoluzione, e si possono fare a ogni età. Le scelte che abbiamo fatto a 20 o 30 anni, sono state fatte sulla base di consapevolezze ed esperienze diverse, a 40, con la maturità e un po’ di saggezza in più probabilmente non faremo più quel tipo di scelte, ma ne faremo altre. Anzi, potremo fare anche delle cose che nel passato non abbiamo avuto il coraggio di fare, o lanciarci verso nuove avventure. Ogni età è un punto di partenza, un trampolino di lancio, anche a 40.

 

A 40 anni siamo più saggi

In realtà a 40 anni i punti a nostro favore sono molti di più, rispetto a quando ne avevamo 20. A 40 anni si è più strutturati, si è più consapevoli di quello che si vuole e si ha maggiore esperienza. Tutto questo può indirizzarci verso strade che ci sono più congeniali. Attenzione: questo non significa buttare il bambino con tutta l’acqua sporca. A volte l’insoddisfazione ci fa credere che tutto quello che abbiamo fatto non valga nulla, mentre invece non è così. Bisogna distinguere tra un momento di insofferenza che può capitare a tutti e un’insoddisfazione più profonda che però non deve coinvolgere necessariamente ogni aspetto della propria vita. A volte si tratta di cambiare abitudini, di ricominciare a divertirsi, o, se troppo seriosi, di diventare più leggeri. Altre volte si tratta fare piazza pulita di persone e situazioni che non ci rendono felici.

 

La felicità è dietro l’angolo

La felicità è un moto interiore, è un risveglio di energie, è una scelta. Ognuno può descrivere la felicità in modo diverso e non è necessariamente legata alle richezze materiali. Credo che essere felici significhi essenzialmente stare bene nei propri panni, ma anche lottare per le cose che per noi sono importanti. Tutto è movimento: nascita, crescita, morte, fanno parte della vita. Dobbiamo essere protesi verso il miglioramento e il cambiamento. La crisi nasce quando siamo fermi, quando è tempo di cambiare ma non lo facciamo. Lottare per la propria felicità significa:

  • fare scelte coraggiose

  • uscire dalla comfort zone

  • mantenersi curiosi

  • vedere la crisi come opportunità per ricominciare

  • non lamentarsi

  • non adeguarsi a situazioni limitanti

  • rimettersi in gioco

  • fare qualcosa che non si è mai fatto prima

 

Cerchiamo di renderla speciale questa vita. Anche per un solo meraviglioso attimo. Perché al di là dei momenti bui, delle difficoltà, delle perdite, dei luoghi comuni, la nostra vita è sacra e vale davvero la pena fare tutto quello che è in nostro potere per essere felici. A qualsiasi età.

 

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